Un video utile per capire davvero il funzionamento dei foils laterali, una delle grandi innovazioni introdotte nella vela competitiva negli ultimi anni, e al centro di diverse polemiche per le rotture delle imbarcazioni  IMOCA 60 che li hanno adottati per la partecipazione all’ultima Transat Jacques Vabre.

I progettisti del sistema, lo studio Verdier/VPLP, avevano avvertito che sarebbero stati necessari molti test prima di portare le barche con i foils  in una competizione oceanica, ma la gara è partita, e i problemi, come si sa, non sono mancati. La prima imbarcazione a sperimentare il sistema di Verdier è stata Safran, che ha anche realizzato il video che vi proponiamo oggi per spiegare bene il funzionamento dei foils e gli effetti che hanno sulla stabilità e la velocità dell’imbarcazione.

Le appendici laterali, che somigliano agli iconici baffi di Salvador Dalì, sono composte da un’asta e da una punta rovesciata, e il funzionamento di base è molto intuitivo: con il foil immerso sottovento, lo sbandamento della barca è ridotto e la punta rovesciata permette allo scafo di sollevarsi, riducendo la superficie di attrito e di conseguenza aumentando la velocità.

Il “lavoro” dei foil è accoppiato a quello della chiglia basculante, che con la sua inclinazione toglie peso allo scafo: la forza esercitata nella direzione opposta a quella del vento aumenta all’aumentare della velocità e gradualmente fa sollevare la barca sull’acqua, con guadagni di velocità calcolati intorno ai 2 nodi in condizioni di vento teso al traverso (che è la condizione di efficienza ideale per i foil laterali).

Nel video è spiegato molto bene l’altro evidente vantaggio del sistema dei foil: la riduzione del beccheggio. Sollevando la prua della barca, l’impatto sull’acqua è minore, il che, oltre che essere una comodità apprezzata anche dai marinai più duri, è anche in teoria una condizione di maggior sicurezza.

L’efficienza dei foil laterali non è molta in condizioni di vento leggero o in andature di prua, e nel video lo staff di Safran dice che è questo l’unico difetto del sistema: dopo le rotture e i ritiri alla Transat Jacque Vabre sappiamo che esistono anche problemi di sollecitazione della struttura e di adattamento dello scafo alle nuove forze in gioco, ma la questione resta interessante da studiare.

 

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