Mediatore del diporto, approvati i nuovi criteri per i corsi

Con un decreto del Ministero delle infrastrutture e trasporti, sono stati fissati i criteri per il riconoscimento degli enti di formazione per il corso teorico-pratico di preparazione del mediatore del diporto. Si tratta di un provvedimento molto importante, che ufficializza le modalità per poter formare una figura fondamentale per il settore nautico.

Cos’è il mediatore del diporto

La figura professionale del mediatore del diporto è regolamentata dal nuovo Codice della nautica da diporto, che è stato riformato nel 2018. Secondo l’articolo 49-ter, “è mediatore del diporto colui che mette in relazione, anche attraverso attività di consulenza, due o più parti per la conclusione di contratti di costruzione, compravendita, locazione, noleggio e ormeggio di unità da diporto”. Inoltre, specifica la norma, il mediatore del diporto deve svolgere la sua attività “senza essere legato ad alcune delle parti da rapporti di collaborazione, di dipendenza, di rappresentanza o da rapporti che ne possano compromettere l’indipendenza” e non può delegare il suo ruolo a terzi.

Sempre secondo il Codice della nautica, “dopo la conclusione del contratto per il quale ha prestato la propria opera, il mediatore del diporto può ricevere incarico dal cantiere costruttore o comunque da una delle parti di rappresentarla negli atti relativi all’esecuzione del contratto medesimo”.

In sostanza, il mediatore del diporto è un professionista indipendente che svolge il ruolo di figura terza nelle trattative di compravendita di imbarcazioni, aiutando sia i cantieri nautici che gli armatori. Solo chi è ha completato il corso di formazione ed è in possesso del titolo può fare da mediatore. Prima del 2018 questa figura non esisteva, essendo stata introdotta dalla riforma del Codice della nautica. Per svolgere la sua attività professionale, il mediatore del diporto deve essere iscritto alla Camera di commercio e deve avere completato un apposito corso di formazione accreditato. Possono svolgerlo tutti i cittadini maggiorenni dell’Unione europea, senza precedenti penali e in possesso di adeguata polizza assicurativa di responsabilità civile.

Prima del decreto adottato il 6 marzo scorso, la competenza a effettuare i corsi era in capo alle Regioni, che tuttavia non hanno mai esercitato la delega. Per questo Confindustria Nautica ha dialogato col Mit al fine di riconoscere dei nuovi enti di formazione, tra i quali figura la stessa associazione di categoria.

mediatore del diporto

I nuovi criteri dei corsi di formazione

Con il decreto n. 38 del 6 marzo 2025, firmato dalla direttrice generale del Ministero delle infrastrutture e trasporti Patrizia Scarchilli, sono stati stabiliti i criteri e le modalità per il riconoscimento degli enti di formazione per il corso teorico-pratico di preparazione del mediatore del diporto. Confindustria Nautica e la sua associata ISYBA (Italian Ship & Yacht Brokers Association) sono state riconosciute come enti di formazione e possono a loro volta riconoscere l’idoneità a effettuare il corso, alle rispettive articolazioni o affiliazioni locali che ne facciano richiesta. Il corso teorico-pratico di mediatore del diporto, informa Confindustria Nautica, può avvalersi anche della modalità di didattica a distanza. Al suo completamento le associazioni rilasciano un attestato di frequenza conforme al modello in allegato al decreto.

Al contempo, prosegue l’associazione, si è concluso il confronto tecnico di Confindustria Nautica e ISYBA con la Direzione generale consumatori e mercato del Ministero delle imprese e del made in Italy, per adottare il nuovo decreto contenente il programma, le materie e le modalità di esame.

Commenta il presidente di Confindustria Nautica Saverio Cecchi: “La nascita della figura del mediatore del diporto è stata un lavoro lungo e complesso, che continua a vedere impegnata l’associazione nazionale di categoria, prima riuscendo a far adottare la norma che lo prevede, poi a modificarla escludendo la competenza alla formazione delle Regioni, mai esercitata per diversi anni, attribuendola a enti privati riconosciuti dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, infine attivandosi con il Ministero delle imprese e del made in Italy per la riforma delle materie di esame, il cui iter confidiamo sia presto concluso”.

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